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I testi e e le fotografie sono tratti dal libro "Progetto itinerari turistici Campania intera"
per gentile concessione del suo autore Giovanni Bosco Maria Cavalletti

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Dal sacrario, la cui visita si può ultimare con l’apposizione della firma sul registro dei visitatori, si passa all’originario cortile di casa Pirrotti. Sugli architravi dei portali, anch’essi originali, sono scolpiti due motti araldici della famiglia Pirrotti. Tra essi il famoso ”Nobiliora altiora petunt”, più volte ricordato nella corrispondenza epistolare del Santo. L’altro e ”Potius mori quam foedari”. Sotto il tetto dell’edificio si conserva ancora il pavimento originale della stanza ove nacque S.Pompilio. Usciti dal cortile ci si trova in Piazza San Pompilio, già Piazza Santissimo. Sul lato sinistro, delimitato da una lunga scalinata in pietra bianca, e collocato il busto bronzeo del Santo. Sotto il pavimento, costituito da grossi blocchi di pietra lavica, si conservano ancora la pavimentazione originaria, in pregiata maiolica arianese, e le fosse di sepoltura dell’antica chiesa del SS.mo Corpo di Cristo, rasa al suolo dopo il terremoto del 23 luglio 1930. Ai piedi della scalinata, accanto al fontanino, e sita una delle pietre più illustrative della storia montecalvese: ”Sèkoma” se ci si riferisce alla lastra di pietra, ”Sèkomata ”si intendono i suoi incavi

Il Palazzo Caccese di Corso V. Emanuele II da un'antica foto. Di esso oggi restano l'imponente portale e la balconata centrale

 

Simile alla mensa ponderaria romana, di cui esemplari si ammirano nella Pompei archeologica, si tratterebbe di un esempio unico nell’Italia continentale; altri si troverebbero solo a Selinunte o in Grecia. Sul lato destro della piazza affacciano i due palazzi Caccese che all’intero contesto conferiscono un aspetto elegante. Da Piazza S.Pompilio partono quattro strade che consentono di continuare la visita al centro storico: Via Santa Caterina, Corso Umberto, Via Santa Maria e Vico Cioci. I continui terremoti hanno cancellato buona parte della preesistente edilizia, ma non hanno trasformato i vecchi tracciati viari interni alle mura. Le ricostruzioni successive li hanno solo lievemente modificati. La toponomastica urbana ricorda, molte volte, i nomi delle famiglie i cui palazzi costituivano gli stessi vicoli. Di elevato interesse storico, in via S.Maria, e il palazzo Bozzuti. I documenti parlano di un primo e di un secondo palazzo della famiglia. Evidentemente nella sua area era compreso anche il palazzo che, dalla fine del XVII secolo, fu dei Pizzillo. Gli ingressi di entrambe le case affacciano in via S.Maria e riportano gli stemmi Bozzuti l’uno e Pizzillo l’altro. A ricordo di un importante restauro deI palazzo Bozzuti e ancora leggibile sulla facciata la seguente iscrizione:

NON ABSQUE THESEO
EX VIRGINEO PARTU
SEXQUIMILLESIMO LV 

Stemma in pietra dei Bozzuti riprodotto sul portale di famiglia in via Santa Maria

Di origine napoletana, la famiglia Bozzuti dimorava a Montecalvo gia nel XIV secolo. Tra i suoi esponenti si annoverano giuristi e prelati. Fra gli altri sono degni di nota Bartolomeo, che il 23 febbraio 1495 fu tra i testimoni della resa del castello di Ariano a Carlo VIII re di Francia; il cardinale Annibale, governatore di Roma alla morte di Giulio III prima e di Marcello II dopo, ed arcivescovo di Avignone dal 1551 al 1562; Luigi arcivescovo di Napoli nel 1380; Scipione, vescovo di Calvi dal 1580 e di Lucera dal 1582; Giovan Leonardo, uditore presso la regia udienza di Teramo ove mori avvelenato nel 1507; Traiano vescovo di Capri dal 1608; Orsola, madre di S. Pompilio Maria Pirrotti (foto 20). Dopo il terremoto del 23 novembre 1980 furono abbattuti gli edifici interposti fra Vico Manzelli e Vico Acquanetti cosicché oggi le due strade si fronteggiano. ”In campo azzurro fascia d’oro, il rastrello rosso” e l’arme gentilizia della famiglia Manzelli, che da Salerno giunse a Montecalvo nel XIII secolo. Il capostipite montecalvese fu Giovanni, Giustiziere di Principato durante i regni di Carlo I e Carlo II D’Angiò. Ricevette delicate missioni da re Carlo I che nel 1270 lo nomino suo familiare e membro della corte angioina. Dal 3 luglio 1269 fu feudatario della parte di Montecalvo appartenente alla moglie Margherita di Tocco. Seguono il Vico I S.Maria ed il Vico De Cillis. 

Portale Palazzo de Cillis

Corso Umberto

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