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Il Palazzo de
Cillis è costituito da un lungo corridoio che partendo da Corso Umberto e snodandosi in una lunga serpentina di stretti scalini, costeggia tutto il lato Nord-Est del palazzo de Cillis il cui prospetto principale affaccia in corso Umberto. Di alto interesse artistico, questo palazzo si caratterizza per
l’importante portale formato da venti formelle in pietra bianca, finemente cesellate, che ne costituiscono la parte principale e da altri venti quadri ornamentali incastonati direttamente nel muro e correnti lungo tutto
l’arco. Al di sopra della chiave di volta si innalza, scolpito sullo stesso tipo di pietra,
lo stemma della famiglia che, appoggiandosi ad una testa in pietra di demone o di moro, si congiunge alla parte inferiore del balcone centrale. Incorporata nello stesso palazzo, con ingressi dall’interno e da Corso Umberto, vi e la cappella dedicata a S.Maria della Neve o del Soccorso. Di interesse, nella chiesetta, e il pavimento maiolicato forse del Seicento. Dall’incrocio di Via S.Maria con Vico I S.Maria, parte
l’ultima rampa di scale che conduce alla chiesa ex collegiata ed ex arcipretale di S.Maria Assunta, gia Maggiore. E’ ignota la data della sua origine. Afferma lo storico padre Arcangelo da Montesarchio (1734): ”...Ai tempi dei Romani, perché questo colle(Montecalvo) era nelle vicinanze della via Appia (Appia Traiana) vi fu eretto un tempio dedicato ad un Idolo di cui non trovasi notato il nome...” Solo
l’indagine archeologica potrebbe dare conferma, o smentita, dell’identificazione della primordiale chiesa di S.Maria con il tempio di cui parla padre Arcangelo da Montesarchio. L’attuale struttura architettonica, almeno in massima parte, fu ultimata nel 1428, durante il governo di Francesco Sforza, futuro duca di Milano. Gia dal 1400 alla chiesa faceva capo un capitolo ecclesiastico composto dall’abate, dal primicerio e da quattro canonici. Il collegio era nominato dall’autorità ecclesiastica su presentazione dei feudatari di Montecalvo, cui spettava di diritto lo ius patronato sulla chiesa. Il tempio arricchiva il prestigio dei feudatari che vollero sempre renderlo all’altezza della loro dignità baronale. I personaggi a cui fu legato il castello di Montecalvo sono gli stessi che rivolsero la massima attenzione alla cura della collegiata. Le loro donazioni ne aumentavano il prestigio tanto che nel 1497 papa Alessandro VI deputo Opicino Gallo, abate di S.Maria, alla reggenza della diocesi di Ariano per la vacanza causata dall’espulsione di mons. Paolo de Bracchis che aveva prestato obbedienza a Carlo
VIII, re di Francia, la cui politica era osteggiata dal pontefice. Nel periodo del suo massimo splendore la famiglia Carafa, che tenne
l’arcivescovato napoletano per quasi tutto il 1500, ebbe anche la Terra di Montecalvo che proprio con Sigismondo Carafa, nel 1525, fu Contea. Il capitolo di S.Maria fu accresciuto nel 1672, quando il duca di Montecalvo Carlo Pignatelli penso di fare ampliare
l’antica collegiata obbligandosi a costituire una rendita annua di 600 ducati con riserva del diritto di patronato per se e per i suoi successori. Papa Clemente X non solo accolse benevolmente le suppliche del duca, ma si
degnò di concedere al collegio, ”amplioris gratiae favore”, i privilegi del capitolo
metropolitano di Benevento. Con la bolla del 14 luglio 1672 il pontefice sancì nei particolari le modalità dell’ampliamento con particolare riferimento alle spettanze dei dodici ecclesiastici comprendenti quattro dignità,
l’abate, l’arciprete, il decano, il tesoriere, ed otto canonici.
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Chiesa di
S. Maria Assunta - Interno - Secolo
XV |
Numerosi sono i personaggi storici a cui fu legata la chiesa di Santa Maria. Oltre ai feudatari di Montecalvo sono degni di nota Pompilio Pirrotti, canonico di S.Maria e creato vescovo di Città Ducale da papa Gregorio XIII nel 1580; gli ecclesiastici di casa Carafa, conti di Montecalvo: Giovanni Antonio, Marcantonio e Fabrizio Abati, Giovan Girolamo, cavaliere dell’ordine di Malta; Carlo, vescovo di Guardalfiera, Francesco, vescovo di Nardo; gli ecclesiastici di casa Pignatelli, duchi di Montecalvo: Carlo, gia abate di San Nicola in Corsano di Montecalvo e poi arcivescovo di Traianopoli, successore, in quel titolo, di mons. Niccolo Coscia, segretario di stato durante il pontificato di Benedetto XIII, e quindi prelato domestico dello stesso papa; Giuseppe, abate di S.Pietro ad Curtim in Salerno, Ercole ed altro Giuseppe, abati; Carlo Maria Pirrotti, fratello di S.Pompilio e canonico di S.Maria; lo stesso S.Pompilio, che fu battezzato al fonte di S.Maria; mons. Gaetano Maria Stiscia, canonico di
S.Maria ed eletto da papa Pio IX vescovo di Nusco nel 1860; papa Benedetto XIII che vi effettuo da cardinale circa sedici visite.
Il futuro pontefice ordino il restauro del tempio dopo i terremoti del 6 giugno 1688 e del 14 marzo 1702. In questa circostanza incarico
l’architetto Romano Buratti per la redazione dei danni e della conseguente riparazione. A seguito degli stessi terremoti riconsacro personalmente
l’altare maggiore il 17 ottobre 1704, benedisse per la prima volta gli altari di S.Maria del Suffragio (Cappella del Monte dei Morti), di S. Felice (cappella di S.Felice) e riconsacro
l’Altare del SS.mo Salvatore (Cappella Carafa) il 5 luglio 1704. La facciata della chiesa e rivolta verso Sud e
l’ingresso principale, con il piano pavimento, e situato a circa due metri dal piano di strada. Al portone si accede attraverso una doppia rampa di scale culminanti su un pianerottolo dal quale fino a qualche anno fa si alzava la balaustra del XVII secolo con gli stemmi inquartati delle famiglie Gagliardi-Pignatelli dalla fusione delle quali ebbero la discendenza i duchi di Montecalvo. Il portale e sormontato da una lunetta gotica dai contorni in arenaria. Della stessa pietra sono il portale, il rosone e
le due finestre laterali. Il recente restauro non ha tenuto conto di altre due finestrelle, interamente coperte dal nuovo intonaco ed in un decreto di santa visita del 1704 identificate con le
”due finestre laterali dell’organo”.
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La Madonna
delle Grazie tra Santi
ed anime purganti |

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L’interno e a tre navate di cui la centrale sensibilmente più ampia. L’architettura si caratterizza per la presenza di otto pilastri in arenaria, quattro per lato, su cui poggiano sei archi a sesto acuto. All’inizio dell’abside, preceduto da un’elegante balaustra granitica, campeggia
l’altare maggiore, unico grande blocco di granito. Esso fu commissionato sul finire del XVII secolo dal duca Pompeo Pignatelli e costo la considerevole somma di seimila ducati. La finestra in fondo all’abside fu aperta per decreto del cardinale Orsini dato il 12 ottobre 1693. Sulla parete di fondo della navata laterale sinistra e collocato il fonte battesimale, costituito da un sarcofago del XV secolo. Esso e sorretto da due straordinari capitelli di arte barbarica forse provenienti dalla chiesa longobarda di S.Angelo, funzionante gia nel 976 e soppressa nel 1693, a meno che non facessero parte di strutture molto piu antiche della stessa chiesa di S.Maria . Sulla navata minore destra, affiancata dalle cappelle di S.Felice e di S.Maria del Suffragio, si affaccia la cappella Carafa, dedicata al SS.mo salvatore, alla beata Vergine ed ai santi Battista e Geronimo. Essa fu terminata nel 1556, mentre era papa Paolo IV Carafa. Committente fu Giovan Battista Carafa I, terzo conte di Montecalvo. Purtroppo si ignora il nome dell’architetto autore del progetto, che comunque e di grandissimo valore artistico. L’ottimo inserimento dell’elemento rinascimentale nella struttura gotica della chiesa, denota
l’impronta di un esperto architetto che il prestigio ed il felice momento storico della famiglia Carafa avrebbero potuto chiamare da Napoli, come anche da Roma. Non e trascurabile, a tal proposito, il fatto che fu un esponente della famiglia Carafa, il cardinale Oliviero, un ante nato di Giovan Battista I, il primo committente di rilievo di Antonio Bramante. E’ sorprendente notare come
l’architettura della cappella ricordi proprio lo stile del grande architetto. Vi si accede tramite un arco in pietra sostenuto da due semicolonne corinzie incastonate su un fondo similmente in pietra. La balaustra anteriore fu aggiunta nel XVIII secolo, dopo che ne era stata tolta un’altra comunque posteriore
all’epoca della cappella. Al di sopra dell’arco vi e 1’iscrizione in pietra con
l’anno di costruzione ed il nome del committente. Le pareti interne dell’arco sono elegantemente arricchite da splendide formelle in pietra raffiguranti stemmi gentilizi tra i quali prevale, ovviamente, quello della famiglia Carafa. La pianta interna e a forma ottagonale ed ancora nel 1704 la cappella era sormontata da una cupola. Essa prende luce da un’elegante finestra rettangolare collocata in alto sulla parete di fondo. Il 5 luglio 1726 il canonico Pizzella, visitatore per conto di papa Benedetto XIII, approvo ”l’opera del nuovo altare di marmo” gia ultimato nel 1724. Medaglioni, finestre finte ed iscrizioni sacre a pittura, completano la cappella. Le due cappelle laterali sorsero con decreto orsiniano del 17 dicembre 1694. In esso tra
l’altro si legge:
”...eriggere due cappelle ai lati del Cappellone ch S. Salvatore nella nave
minore della chiesa. Si facciano d’aeg uale semitria et ornamento, e si proseguisca la fabrica con ogni
fervore, acciocché la chiesa non resti tanto tempo imbarazzata, e restino fortificate le mura patite della chiesa vecchia più presto che sia possibile, e fatte, che saranno, i cappelloni nella costruzione et ornamento degli altari, si osservino a puntirso le regole del Rescritto ecclesiastico tit. 1° in specie con fare i cancelli nell’ingresso dei Cappelloni... ”
La prima, per chi entra in chiesa, fu dedicata a S.Felice Martire, patrono di Montecalvo. Il cancello in ferro e del XVII secolo e reca le insegne della famiglia Pignatelli cui spettava 1a manutenzione. Nel 1698 le strutture furono ultimate e due anni più tardi risultava gia arredata. In essa fu collocata
l’urna, in legno dorato con lo stemma Pignatelli ricamato in fili d’oro, con i resti mortali di S.Felice prete e martire, donati da papa Clemente X al duca Carlo Pignatelli nel 1673, ed altre reliquie come da inventario del 1693 pubblicato negli atti del XIII sinodo diocesano nel 1698. Nel 1724 il chierico Giovan Battista De Cillis si impegno a commissionare un ”nobile altare di marmo” che il 5 luglio 1726 risultava già montato. Interessante, nella stessa cappella e la lampada in ferro battuto, pendente dal soffitto, con lo stemma della famiglia Pignatelli. Sul lato destro e collocata la lapide che ricorda la consacrazione delle nuove cappelle e la benedizione di quella del SS.mo Salvatore, da parte del cardinale Vincenzo Maria Orsini, dopo i terremoti del 1688 e del 1702. La cappella accanto alla sacrestia fu dedicata a S.Maria del Suffragio ed ai santi Francesco Saverio e Geronimo. Più tardi fu appellata, semplicemente, del Monte dei Morti perché tenuta dall’omonima confraternita. Il paliotto dell’altare, in marmi policromi, riporta1’immagine dell’Assunta e ai due lati lo stemma della famiglia Pignatelli. Sulla porta che è in sacrestia vi è 1’iscrizione a ricordo della solenne benedizione della chiesa effettuata il 17 ottobre 1693, dopo la ristrutturazione a seguito del terremoto del 1688, dal futuro Benedetto XIII che ordinò personalmente di porla ivi.
All’inizio della navata laterale sinistra vi e una grossa lapide con
l’iscrizione a memoria dell’ampliamento della collegiata concesso nel 1672 dal pontefice Clemente X. Essa e sormontata da un grande scudo in marmi policromi riproducente gli stemmi di alcuni feudatari di Montecalvo. Al centro della stessa navata e la nicchia con la statua di S.Rocco. Lungo la stessa parete vi e la porta, ormai murata, che immeneva nei locali del palazzo ducale. I terremoti che più o meno con veemenza si sono abbattuti sulla chiesa dopo la ristrutturazione sforzesca sono quelli del 1456, del 1688, del 1693, del 1732, del 1794 e del 1930. Sempre i restauri hanno rispettato la forma architettonica originaria. Alla maggiore benevolenza dei sismi del 1962 e del 1980 non ha fatto riscontro una maggiore solerzia da parte delle autorità preposte alla riapertura del tempio che solo nel 1992 ha visto terminare i lavori per la sua ristrutturazione. Il campanile rovino del tutto a causa del terremoto del 23 luglio 1930, ma fu ricostruito. Nel 1981 fu abbattuto definitivamente. Scendendo la rampa destra della chiesa ci si trova di fronte all’arco in arenaria che da Vico I S.Maria immette alla sommità del castello. Ai due lati e retto da due finte semicolonne ioniche sormontate da un frontone rettangolare finemente scolpito. In corrispondenza dei due capitelli campeggia lo stemma della famiglia Gagliardi: ’fascia scendente da destra a sinistra accompagnata da due gusci d’ostrica, uno nella parte superiore dello scudo e l’altro nella parte inferiore”. L’arme e riprodotta altresì nel quarto quadro scolpito in entrambe le parti interne dell’arco contando dalla parte inferiore di esso. L’arco immette su un grande spiazzo ricavato dalla demolizione del palazzo ducale avvenuta dopo i terremoti del 1930 e del 1962. Di qui, affacciandosi ad un parapetto si gode un’ottima vista che partendo dai tetti del centro storico, attraverso le voragini arenarie del Fosso Palumbo, spazia dall’Ufita al Miscano.
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Castello -
Veduta notturna - |
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