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I testi e e le fotografie sono tratti dal libro "Progetto itinerari turistici Campania intera"
per gentile concessione del suo autore Giovanni Bosco Maria Cavalletti

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Si formarono allora anche a Montecalvo le fazioni dei Guelfi seguaci del di Tocco, e dei Ghibellini, che si strinsero attorno al Donzello goto 4-53. Quest’ultimo fu esiliato da re Carlo d’Angiò, vittorioso a Benevento contro l’ultimo baluardo svevo nel 1266. Margherita di Tocco, figlia di Bartolomeo, sposo il nobile salernitano Giovanni Mansella, fedelissimo di re Carlo, che divenne il nuovo signore del feudo. A lui, il 9 luglio del 1269, il re affido la delicata missione di riparare e custodire il castello di Crepacore, rocca di particolare importanza strategica per la difesa contro gli attacchi dei Saraceni. Dalla fine del 1300 Montecalvo segui le vicende della contea arianese alla quale rimase aggregato durante i governi dei Sabrano, degli Sforza e dei Guevara fino al 1486, anno in cui il feudo passo sotto il diretto governo della regia corte che provvide, da allora, ad inviare in loco i cosiddetti Capitani, veri e propri governatori.

Nel 1456, durante il governo dei Guevara, e da registrare il disastroso terremoto del 5 dicembre che causo la morte di ottanta persone. Anche se le cronache furono forse esagerate (in quella circostanza Montecalvo fu dato come sprofondato e qualcuno parlo di ottocento morti), i segni del flagello furono, in qualche caso, indelebili. Fu in quella occasione che si ebbe il primo sviluppo urbanistico al di la delle mura, non ritenendosi più necessaria la loro ricostruzione. Con diploma di re Alfonso II O’Aragona del 24 marzo 1494, le terre di Montecalvo, con i feudi annessi di Corsano e Pietrapiccola, furono vendute ai fratelli Caterina ed Ettore Pignatelli, quest’ultimo primo duca di Monteleone, conte di Borrello e viceré di Sicilia, che le tennero per sette anni.

L'aquila Ghibellina e il giglio guelfo su due portali di Chiassetto Caccese

Nel 1501 il castello di Montecalvo, con i feudi su riferiti, passo sotto il dominio di Alberico Carafa, primo duca di Ariano. Durante la brevissima dominazione francese, che ebbe inizio nello stesso anno 1501, signore di Montecalvo fu Pietro del Rohan, maresciallo di Francia e fedelissimo di re Ludovico. Ristabilita la supremazia spagnola, re Ferdinando il Cattolico restauro il ducato arianese che, con Montecalvo, torno in possesso O’Alberico Carafa. Nel 1505 Montecalvo riebbe la sua autonomia nei con- fronti di Ariano in quanto il duca Alberico ne dono le terre, insieme ai feudi di Corsano, Motta, Pietra e Volturino, al figlio secondogenito Sigismondo che con privilegio di re Ferdinando il Cattolico, dato in Napoli il 18 maggio 1507, ne ricevette ’investitura. Dal 1525 Montecalvo fu contea ed ebbe annessi i feudi di Corsano, Ginestra, Motta, Pietra e Volturino. Sigismondo Carafa fu il primo della sua famiglia che si poté fregiare del titolo di conte di Montecalvo Cfoto 6). 

I Carafa tennero la contea montecalvese per circa un secolo (1505-1594). La loro presenza fu oltremodo positiva in quanto il paese fu interessato attivamente all’evoluzione culturale di quei tempi che ebbe nel Rinascimento la sua massima espressione. I)al 1458 al 1576, eccettuata una piccola parentesi, la famiglia Carafa tenne l’arcivescovato napoletano e nel 1555 raggiunse il massimo splendore con 1’elezione aI papato di Giovan Pietro Carafa. Con il nome di Paolo IV, questi governo la chiesa di Roma fino al 1559. Giovan Battista II Carafa, quinto conte di Montecalvo, venc.lette i suoi feudi, senza rinuncia del titolo, a Carlo Gagliardi, nobile di Lucera e di Catalogna.

Con il diploma del 2 luglio 1611 re Filippo II di Spagna elevò a ducato la terra di Montecalvo conferendo a Carlo Galiardi, nonché ai suoi eredi e successori, il titolo di duca. Il primo duca di Montecalvo, sposato con Laura Pignatelli, non ebbe figli maschi per cui il suo primo discendente fu una donna, la duchessa Isabella che sposò il marchese di Paglieta Carlo Pignatelli. Da questo matrimonio nacque Carlo Pignatelli che, con atto del 16 novembre 1669, ricevette in dono dalla madre il ducato di Montecalvo che successivamente passa, di mano in mano, ai discendenti della famiglia Pignatelli. Dal 1669 alla prima metà del XX secolo tale famiglia ha annoverato nove duchi di Montecalvo che hanno ivi dimorato (foto 7). I discendenti si fregiano ancora di tale titolo, oltre a quello di marchesi di I’aglieta, portato a Montecalvo da Giovan Battista, marito della duchessa Isabella Gagliardi.

Numerosi privilegi, nel corso dei secoli, la civica amministrazione ottenne dall’autorità regia. Il più antico che si conosce fu concesso nel 1270 da re Carlo O’Angio il quale dispenso i Montecalvesi dal pagamento delle tasse. Il re volle sottolineare, in quell’occasione, la maestria dei balestrieri di Montecalvo, la cui opera era stata determinante nel respingere un assalto saraceno alla città di Lucera. Tra gli altri, particolarmente interessante e quello spedito da re Renato d’Angiò proprio dalla città di Lucera il 19 febbraio 1440. Si tratta di quarantotto capitoli scritti in lingua volgare che testimoniano la sincera e per questo forse singolare volontà del sovrano di premunire i suoi sudditi da eventuali angherie feudali.

 

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