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I testi e e le fotografie sono tratti dal libro "Progetto itinerari turistici Campania intera"
per gentile concessione del suo autore Giovanni Bosco Maria Cavalletti

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  Il ricordo dei Saraceni, che a lungo avevano infestato il mare pugliese, divenne arte espressa in leoni e scimitarre. Si diede inizio alla costruzione degli eleganti palazzi di Via Piano, l’odierno Corso Vittorio Emanuele, che vennero ad aggiungersi a quelli, più antichi, della parte alta del paese. Il terremoto del 1962 decreto la fine di molti di essi ed altri appaiono oggi deturpati nella loro interezza. Il terremoto del 5 giugno 1688 sancì la fine di almeno otto fra le più antiche chiese di Montecalvo le cui rendite, per decreto del cardinale Orsini, furono incamerate dalla chiesa di S.Maria Assunta, e da quella del santo Angelo Custode. La fine del XVII secolo e segnata ancora da un terremo- to, quello del 1693, che causo penosi ritardi nelle ristrutturazioni ancora in corso dal sisma del 1688. Il 1686 aveva visto il succedersi del cardinale Vincenzo Maria Orsini, gia arcivescovo di Cesena, sulla sedia arcivescovile beneventana. L’opera riformatrice dell’Orsini, dai papi additata ad esempio all’intera Europa tanto che alcuni sovrani mandarono a Benevento dei loro osservatori, oltre al recupero dei valori in se, fortemente affievolitisi in secoli di trascuratezza religiosa, fu volta alla formazione di veri e propri registri di raccolta documentale che costituiscono, oggi, un prezioso patrimonio archivistico. Il prelato ebbe intensi rapporti con Montecalvo e quando sali sul soglio pontificio assumendo il nome di Benedetto XIII, inviò, alla collegiata di Santa Maria Assunta, il prezioso dono di due parati completi con dedica ricamata ”Pro Montecalvo A.D. 1724”. 
Nuovi danni al patrimonio urbanistico furono arrecati dal sisma del 1702 ed ancora da quello del 1732. Il diciottesimo secolo si caratterizza, nella storia montecalvese, per la nascita di Domencio Pirrotti, poi San Pompilio Maria dell’ordine religioso delle Scuole Pie. Sesto di undici figli, nacque dal dottore in legge Gerolamo e dalla nobildonna Orsola Bozzuti il 29 settembre del 1710. All’età di sedici anni fu accolto nella Casa dei Padri Scolopi di Benevento. Il 20 marzo del 1734 fu ordinato sacerdote nel monastero di San Benedetto in Brindisi. Svolse il suo apostolato in tutta Italia ed in particolare in Abruzzo tanto da meritare il titolo di ”Apostolo degli Abruzzi”.Con i suoi straordinari meriti umani e religiosi attrasse su di se gli odi, le gelosie e le invidie di quanti, religiosi e non, si vedevano scavalcati nella gerarchia degli affetti e della stima del popolo e delle autorità. Per questi motivi, nel 1759, fu esiliato dal regno di Napoli ove, pienamente riabilitato, rientro, diretto a Campi Salentina (LE), nel 1765.

Contrada Marinella. Portale con simboli massonici montato sul casino Stiscia

 L’anno dopo si spense nella cittadina pugliese ove, in un maestoso santuario a lui dedicato, riposa oggi il suo corpo. La disponibilità per il popolino e la piena comprensione dei problemi dei più deboli, per le cui mise giuste non esitò mai a schierarsi, lo resero celebre nella sua epoca. Fu un precursore nella diffusione in Europa del culto al Sacro Cuore di Gesù. Molto devoto delle anime del Purgatorio era solito, come testimoniano i processi per la sua canonizzazione, parlare con i defunti. Gli stessi processi confermano che discorreva con la Madonna che affettuosamente chiamava ”Mamma bella ”. Fu beatificato nel 1890 da papa Leone XIII che nel 1839 aveva personalmente dato inizio, in Montecalvo, alla causa. Il 19 marzo del 1934 fu solennemente canonizzato, nella basilica di San Pietro in Roma, dal Pontefice Pio XI. Nel 1785, con dispaccio reale di Ferdinando IV di Borbone, che esaudiva la richiesta del 1783 fatta dall’università di Montecalvo, la chiesa del SS.mo Corpo di Cristo, successivamente distrutta dal terremoto del 23 luglio 1930, fu elevata a collegiata. Questa si affianco a quella, antichissima, che faceva capo alla chiesa di S.Maria Assunta. Durante la rivoluzione napoleonica del 1799 Montecalvo innalzo, in più punti del paese, il vessillo repubblicano, ma ancora più diretta fu la partecipazione dei Montecalvesi ai fatti rivoluzionari del 1820. Attivissima fu la Carboneria che si coagulo intorno alle figure di Diofebo e Dioclezano Bisogni ritenuti c.4.11a polizia borbonica tra i più pericolosi cospiratori del regno. Interessante, a tal proposito, e il portale in pietra con simboli massonici oggi rimontato sul ricostruito casino di campagna della famiglia Stiscia in contrada Marinella (foto 10). La scelta di un Montecalvese da parte di Pio IX alla sedia episcopale di Nusco in un delicatissimo periodo della storia d’Italia, 1860-1870, dimostra come tutt’altro che unanimi fossero i pareri della popolazione circa l’uniti d’Italia. Pulita ed accorta fu, comunque, la politica di mons. Gaetano Maria Stiscia, gia vicario foraneo e parroco di S.Nicola in Montecalvo, che pur invocando la benedizione divina su Francesco II e su tutta la casa reale napoletana, si distinse per la severità con cui tento cli estirpare la piaga del brigantaggio nella sua diocesi discostandosi, quindi, dalla stessa politica borbonica. Notevole fu il tributo di sangue che Montecalvo offri alla Patria nelle due guerre mondiali. Attivo fu l’antifascismo. Dal dopoguerra ad oggi, con diverse formule di collaborazione, socialisti, comunisti, democristiani, pidiessini e civici, si sono succeduti alla guida dell’amministrazione comunale.

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